Il COBAS Lavoro Pubblico tra radicamento, democrazia e nuove sfide organizzative
Negli ultimi anni (e in particolare con gli ultimi due rinnovi contrattuali, avvenuti a stretto giro) il
sindacalismo di base nel pubblico impiego ha attraversato una fase contraddittoria.
Da un lato la crisi dei servizi pubblici, la perdita di potere d’acquisto dei salari, il blocco delle
carriere, la carenza cronica di personale e la crescente managerializzazione delle amministrazioni
hanno creato condizioni oggettive favorevoli alla crescita del conflitto sociale.
Dall’altro, la frammentazione del mondo del lavoro, la sfiducia verso la rappresentanza e la forza
organizzativa dei sindacati maggioritari hanno reso difficile trasformare il malcontento diffuso in
organizzazione stabile.
In questo contesto, andiamo a vedere gli strumenti che – sin dalla sua nascita – il COBAS Lavoro
Pubblico ha provato ad individuare strumenti concreti per rafforzare l’organizzazione anche (e
soprattutto) quando i rapporti di forza risultano sfavorevoli.
Perché a nostro avviso, l’aspetto cruciale è proprio aprire una riflessione su come costruire consenso
e forza organizzativa partendo dalle esperienze concrete dei COBAS che hanno ottenuto i risultati
migliori.
La forza non nasce dai numeri, ma dall’organizzazione
Nel sindacalismo di base ci pare esista una convinzione diffusa: avere ragione dovrebbe bastare.
Se una piattaforma è giusta, se una vertenza è combattiva, se i lavoratori riconoscono la coerenza
del sindacato, allora il consenso dovrebbe crescere spontaneamente.
Eppure l’esperienza degli ultimi anni dimostra esattamente il contrario.
La domanda politica è dunque semplice: come si costruisce un sindacato capace non solo di
(r)esistere, ma di espandersi?
Se si analizza la situazione all’interno del COBAS Lavoro Pubblico (partendo dai dati sugli iscritti,
dai risultati delle più recenti elezioni RSU, dai flussi economici, dalla distribuzione territoriale e
infine dalle pratiche organizzative) è possibile capire perché alcuni COBAS crescono e altri
rimangono marginali, anche quando operano in condizioni simili.
Una necessaria fotografia dell’esistente
Dall’analisi degli iscritti e dei risultati delle ultime elezioni RSU è possibile analizzare la presenza
reale del COBAS nel Lavoro Pubblico.
Da essa emergono tre elementi fondamentali:
1)la Federazione è più diffusa di quanto normalmente si pensi, ma la forza è estremamente
concentrata.
Anche se una parte dei dati risulta ancora incompleta, i COBAS territoriali sono oltre cento,
distribuiti tra sanità, enti locali, funzioni centrali e università, ma solo alcune realtà — ASL Toscana
Centro, Regione Toscana, Comune di Bologna, Comune di Firenze, ASP Siena, Comune di Roma
— rappresentano poli di consenso significativi, mentre decine di altri COBAS operano con numeri
ridotti, anche se a volte con percentuali spesso elevatissime nelle rispettive amministrazioni.
2)esiste una differenza enorme tra visibilità politica e capacità organizzativa.
Un COBAS può ottenere il 20%, il 30% o persino il 40% dei voti in un piccolo ente senza riuscire a
trasformare quel consenso in una struttura stabile.
Al contrario, alcune realtà metropolitane con percentuali più basse raccolgono decine di iscritti e
iscritte grazie a un lavoro quotidiano di organizzazione.
Questo è a nostro avviso il primo insegnamento strategico: il consenso elettorale non coincide
automaticamente con la costruzione del sindacato.
3)Un altro dato particolarmente interessante riguarda la distribuzione degli iscritti.
Le nostre elaborazioni mostrano che il peso della Federazione è costruito soprattutto intorno ai
COBAS realmente attivi nei luoghi di lavoro e non attorno a strutture territoriali astratte.
Questa differenza culturale profonda rispetto ai modelli sindacali “verticali” richiama fortemente la
radice di quello che è il modello politico-sindacale dei COBAS: il luogo di lavoro è l’unità politica
fondamentale, dove nascono le vertenze, si costruiscono relazioni di fiducia, si formano i delegati e
si misura quotidianamente la credibilità dell’organizzazione.
Non è un caso che il nuovo Statuto e soprattutto il nuovo Regolamento della Federazione assuma
proprio questo principio come architrave del processo decisionale interno, rifiutando l’idea di un
sindacato verticistico, in favore di un modello nel quale l’azione deliberativa nasce dal basso sui
luoghi di lavoro e sale progressivamente attraverso meccanismi assembleari ben definiti.
Ma perché alcuni COBAS crescono? Tre buone pratiche
Per rispondere a questa domanda, invece di proporre ricette teoriche, abbiamo analizzato tre
esperienze territoriali che hanno saputo crescere anche in condizioni di forte ostilità amministrativa.
Istruitevi: la formazione come strumento di emancipazione
Una prima esperienza riguarda la crescita della consapevolezza dei lavoratori e la loro formazione
in vista del mandato come delegati.
I COBAS hanno infatti da sempre rigettato l’idea che la competenza sindacale sia un sapere da
concentrare nei funzionari.
Ma è indubbio che l’enorme proliferazione di contratti, norme, regolamenti, pareri richieda oggi una
formazione continua per far sì che davvero ogni lavoratore possa diventare un delegato effettivo ed
efficace nella contrattazione, esercitando e difendendo i propri diritti senza dover per forza
sacrificare tutto il proprio tempo in una frustrante corsa ad handicap (spesso persa in partenza e
fonte di numerosi forfait di delegati) nel cercare di colmare il gap di conoscenze sindacali e legali.
Una proposta operativa in tal senso – sperimentata negli scorsi anni in vari contesti – prevede una
sua attuazione a livello nazionale, articolata su due livelli di formazione:
– un corso annuale di aggiornamento sul contratto e sulla contrattazione decentrata, articolato
per comparti e diffuso in sedi territoriali;
– un corso base rivolto ai futuri candidati RSU e a chi desidera aprire un nuovo COBAS.
Questa impostazione è probabilmente il principale investimento organizzativo che una Federazione
possa fare, perché rappresenta un punto politico di svolta: trasforma la formazione in momento di
aggregazione e nel contempo riduce la dipendenza e lo sbilanciamento informativo (che è sempre a
favore della controparte) degli aspetti normativi e legali, aumentando così la qualità delle trattative
e quindi la visibilità dell’azione sindacale e infine attirando nuovi attivisti in grado di produrre
candidature forti nei vari settori chiave dell’amministrazione.
Agitatevi: comunicare significa organizzare
Un altro grande insegnamento arriva dal COBAS del Comune di Bologna, che ha visto un enorme
aumento in termini di consenso: in un contesto in cui la saturazione elettorale è stata elevatissima
(ben 10 sigle hanno eletto delegati alle ultime elezioni RSU), nell’arco di quattro tornate elettorali si
è passati dall’1,66% del 2012 al 13,1% del 2025, dato che ha fatto diventare per la prima volta i
COBAS il terzo sindacato in Comune.
La ricetta adottata qui rompe definitivamente con quello che è probabilmente un pregiudizio storico
del sindacalismo di base: considerare la comunicazione sindacale come un elemento secondario
rispetto alla lotta e limitato al solo “volantino” (anche nella sua forma digitale).
A Bologna invece si è ribaltato il paradigma ponendo grande attenzione a questo aspetto, attraverso
la creazione di una mailing list funzionante degli indirizzi lavoratici, di un sito web aggiornato e
completo di analisi, inchieste e infografiche, l’uso di materiali elettorali coordinati e riconoscibili:
tutto questo è stato uno strumento per garantire ai lavoratori un’informazione completa, continua e
verificabile.
Perché non basta fare cose importanti, ma bisogna renderle visibili: ogni vertenza vinta che non
viene raccontata diventa un patrimonio perduto e ogni lavoratore che non riceve informazioni
regolari finisce inevitabilmente dentro il circuito comunicativo delle amministrazioni o dei sindacati
concertativi.
Nel Comune di Bologna il risultato è stato impressionante: il consenso RSU è quasi decuplicato,
così come il numero degli iscritti è aumentato in maniera esponenziale, ma soprattutto la strategia
nel medio periodo ha portato ad attrarre e mobilitare nuovi candidati e candidate in settori che prima
di allora non avevano alcuna copertura sindacale.
Questo ha fatto sì che i COBAS, nei settori in cui sono presenti (dai nidi alla cultura, dagli assistenti
sociali ai settori tecnici e amministrativi) siano quasi sempre il primo sindacato.
Anche qui la proposta avanzata a livello locale potrebbe tradursi in una struttura nazionale:
– un ufficio grafico condiviso e un editor nazionale;
– newsletter massive;
– gestione coordinata dei social;
– pagine web locali integrate nel portale nazionale;
– un vero ufficio stampa della Federazione.
Organizzatevi: la rete contro l’isolamento
Chiunque abbia avuto un’esperienza nel sindacalismo di base COBAS, sa che praticamente tutti i
comitati hanno sperimentato forme di repressione dell’agibilità sindacale: bacheche negate,
assemblee non autorizzate, esclusione dai tavoli, mancato versamento delle quote, isolamento dei
delegati…
Per questo, a nostro avviso è necessario costruire una rete di mutuo soccorso, in primis tra COBAS
dello stesso territorio e poi a livello nazionale (sia federale che confederale).
Ciò presuppone la condivisione a livello territoriale di vademecum, modelli di ricorso, materiali
grafici e competenze contrattuali, mentre a livello federale significa la creazione di una rete agile di
consulenza legale e organizzativa.
In sostanza, ogni vittoria locale deve diventare patrimonio collettivo.
Questo principio anticipa perfettamente lo spirito del nuovo Regolamento del COBAS del Lavoro
Pubblico, che punta alla creazione di una Federazione nella quale l’autonomia dei territori convive
con la solidarietà organizzativa.
Le nuove norme organizzative ribadiscono e nel contempo ridefiniscono il modo in cui il potere
viene distribuito all’interno del sindacato: centralità dei COBAS sui luoghi di lavoro, assemblee
degli iscritti sovrane basate su processi decisionali improntati alla ricerca della massima
condivisione possibile, trasparenza economica e rendicontazione annuale ecc.
Particolarmente innovativo è il sistema di rappresentanza previsto dalla nuova Assemblea Nazionale
della Federazione, dove ogni COBAS elegge un numero di delegati proporzionale ai propri iscritti,
evitando sia il principio puramente territoriale sia quello esclusivamente numerico.
Inoltre è previsto che i lavoratori iscritti in enti privi di COBAS possono scegliere in sede di
assemblea quale delegato (anche di altri COBAS) li rappresenti.
Ancora più significativa è la doppia soglia deliberativa: non basta infatti ottenere la maggioranza
dei delegati presenti, ma quella maggioranza deve rappresentare almeno il 40% degli iscritti
complessivi della Federazione (con però la garanzia di esprimere anche mozioni “di minoranza”).
Questi meccanismi – definiti chiaramente sulla carta – fanno sì che si crei un equilibrio molto
interessante tra due esigenze:
– evitare che pochi territori “forti” decidano per tutti;
– impedire che il peso degli iscritti venga ignorato;
– al contempo, dare in concreto voce anche agli iscritti in regioni dove i COBAS non siano
(ancora) costituiti.
La rappresentanza, quindi, non come un automatismo burocratico, ma che scaturisce da regole
chiare e scritte in modo da favorire un rapporto vivo e dialettico con la base sociale del sindacato.
Il COBAS che vogliamo costruire
In conclusione, a nostro avviso, il modello COBAS possiede oggi le condizioni per avviare una
nuova fase di crescita.
Ma bisogna essere consci che questo processo di costruzione di comunità, formazione di nuovi
delegati, di comunicazione e condivisione continua non può nascere in maniera automatica:
presuppone la capacità di trasformare i principi di democrazia, partecipazione e autorganizzazione
in pratica quotidiana.
E tutto questo richiede investimenti nella formazione, una comunicazione coordinata, la costruzione
di reti territoriali più forti e la valorizzazione delle esperienze migliori già presenti
nell’organizzazione.
Enrico Tabellini – Federazione Cobas Lavoro Pubblico
