martedì, Aprile 21, 2026

MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO?

Firmato l’accordo sul fondo accessorio 2026-2028

Sulla trattativa del fondo ognuno ha detto la sua. Ma la verità è che sei mesi di mobilitazione hanno portato a un risultato concreto: aumentano le risorse per il triennio 2026-2028, si amplia il numero delle progressioni e si riduce il tempo minimo tra uno scatto e l’altro. E ora si apre una fase nuova e torniamo a discutere su tutti i tavoli (cultura, nidi, tecnici, servizio sociale, quartieri, manutenzione sedi, sicurezza sui luoghi di lavoro) bloccati da troppo tempo.

📢 COM’È ANDATA?

Venerdì scorso, dopo oltre sei ore di trattativa, tutte le dieci sigle sindacali della RSU del Comune di Bologna hanno sottoscritto l’accordo sull’incremento del fondo accessorio per il triennio 2026-2028.

💰 Gli aumenti previsti: ecco i numeri chiari

L’accordo, oltre ai 2,441 milioni già approvati nel 2025, prevede ulteriori incrementi del fondo:

  • 1,25 milioni nel 2026, per un totale di 3,7 milioni
  • 0,5 milioni nel 2027, per un totale di 4,2 milioni
  • 0,5 milioni nel 2028, per un totale di 4,7 milioni

Si tratta di risorse reali e aggiuntive al fondo che fino a pochi mesi fa l’Amministrazione sosteneva non fosse possibile garantire.

📊 Gli impegni dell’amministrazione

L’Amministrazione si è inoltre impegnata ad aumentare ulteriormente il fondo qualora le risorse non fossero sufficienti a garantire una produttività pari almeno a una mensilità, il numero massimo di progressioni annue consentito – pari al 50% degli aventi diritto – e l’attivazione di misure di sostegno al reddito.

❓ Abbiamo ottenuto il massimo?

Quando si conclude un accordo, la domanda è sempre la stessa: abbiamo ottenuto il massimo?

La verità è che non lo sapremo mai. Quello che invece sappiamo è che se l’Amministrazione, invece di rifugiarsi per mesi dietro ragionamenti contabili, avesse ascoltato davvero le ragioni dello stato di agitazione, fino allo sciopero del 6 novembre 2025, il più partecipato degli ultimi vent’anni, quel milione e 250 mila euro in più avrebbe potuto essere stanziato già nel 2025.

E questo avrebbe significato una cosa molto concreta: 572 colleghe e colleghi avrebbero già ottenuto la progressione.

✊ Non è un regalo: è il risultato della mobilitazione

Un risultato oggi c’è. Ma va detto con chiarezza: non è un regalo. Malgrado qualcuno dica il contrario, è il risultato di sei mesi di mobilitazione, dello sciopero del 6 novembre 2025, dei presìdi, delle irruzioni in Consiglio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori e del referendum con oltre il 70% di NO alla bozza di accordo imposta unilateralmente dall’Amministrazione a dicembre.

Senza quel percorso, senza la determinazione di tutte e tutti, oggi non staremmo parlando di queste cifre.

📉 Progressioni: una modifica importante

Nell’accordo è previsto anche un altro elemento rilevante: il tempo minimo di permanenza tra una progressione e l’altra scende da 4 a 3 anni. Anche questa riduzione non è un dettaglio tecnico. È il risultato di una storica battaglia che la nostra organizzazione porta avanti da anni, spesso in solitudine.

Oggi tutte le sigle sindacali hanno finalmente riconosciuto la necessità di questa modifica, anche come tentativo di rimediare, almeno in parte, alle mancate progressioni del 2025.

Va però chiarito bene che questo non significa, purtroppo, che la progressione diventerà automatica ogni tre anni. Significa invece che aumenta la platea degli aventi diritto. E poiché la normativa prevede un limite massimo del 50% dei beneficiari, questo comporta un aumento reale del numero di progressioni ogni anno.

🥛 Ma allora il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

La domanda resta quindi aperta: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

La risposta non è nei comunicati che stiamo vedendo in questi giorni, ma nei fatti che vedremo nei prossimi tre anni.

Capiremo se il bicchiere è mezzo pieno se già nel 2026 le risorse saranno sufficienti a garantire il passaggio al 50% di tutti coloro che attendono da più di tre anni la progressione.

Capiremo se sarà mezzo pieno se riusciremo finalmente a superare una situazione che dura da troppo tempo, con una produttività ferma da quindici anni a poco più di mezza mensilità, portandola almeno a una mensilità intera.

Capiremo se sarà mezzo pieno se nel giro del prossimo triennio avremo ottenuto tutte e tutti almeno uno “scatto” e si entrerà finalmente in una situazione a regime, con tempi medi intorno ai quattro anni, rispetto agli attuali sei.

Capiremo se sarà mezzo pieno se riusciremo ad attivare misure di welfare e sostegno al reddito in linea con le altre grandi città.

📅 Cosa succede adesso

L’accordo del 27 marzo non chiude nulla, ma si apre una fase nuova. Il prossimo passaggio sarà il tavolo del 13 aprile, in cui dovremo decidere come distribuire le risorse del fondo 2025 non ancora assegnate. E da questo dipende la liquidazione della produttività 2025.

Perché una cosa è scrivere numeri su un foglio, un’altra è tradurli in risultati concreti. E questo non avverrà in automatico. Serviranno sorveglianza, partecipazione e la capacità di verificare, passo dopo passo, che gli impegni presi diventino realtà.

🛠 Il nostro impegno continua, su questo e sui nuovi tavoli da sbloccare

Come organizzazione sindacale, lavoreremo perché questo accordo non resti sulla carta: seguiremo la sua applicazione, segnaleremo ogni criticità e continueremo a spingere perché gli impegni presi diventino risultati concreti per tutte e tutti e per riaprire i tavoli (cultura, nidi, tecnici, servizio sociale, quartieri, manutenzione sedi, sicurezza sui luoghi di lavoro) che da troppo tempo sono bloccati.

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